Lo sport in Sicilia un condannato a morte
Venerdì 23 Aprile 2010LO SPORT SICILIANO?
UN CONDANNATO A MORTE IN ATTESA DI ESECUZIONE
Lo sport, in Sicilia, come nell’Italia tutta, è stato (e sempre sarà) uno strumento di aggregazione, fomite di relazioni sociali, un viatico per la buona salute e, non per ultimo, motivo di orgoglio e di appartenenza alle proprie radici.
Il Cus Catania, da tanti anni impegnato nell’attività sportiva di ogni genere, ha nell’Hockey su Prato la sua stella più lucente.
Una formazione, la nostra, che nel corso della sua storia ha conquistato la bellezza di undici scudetti nazionali e che, ancora oggi, vede le proprie squadre (Maschili e Femminili) militare nei massimi campionati italiani utilizzando solo ed esclusivamente atleti nati entro in confini siciliani.
In altri Paesi, come la Spagna ad esempio, quello dell’appartenenza al territorio è motivo di enorme orgoglio sportivo mentre da noi, in Italia, un dato come questo pare passare tristemente in secondo luogo.
Le leggi 18 e 31, che sovvenzionano le società partecipanti ai campionati di massima serie, hanno - nel corso degli anni - permesso di costruire un’attività agonistica Nazionale e Internazionale capace di rendere orgogliosa la nostra Regione e l’Italia tutta.
Il paventato taglio a queste due leggi nodali, unitamente all’assenza di disponibilità di altre risorse economiche, getterebbe tutto il CUS Catania in uno stato di crisi irreversibile e renderebbe impossibile la partecipazione delle società sportive a tutti i campionati cui partecipano, portando un gravissimo vuoto nella rappresentanza che la Sicilia stessa dà di sé, in Italia e nel Mondo.
Nell’anno 2000 l’investimento della Regione nei confronti dello sport era di oltre 30 milioni di euro, mentre le previsioni di bilancio per l’anno 2010 ci hanno rivelato un investimento di appena 7 milioni. In Sardegna, invece, l’investimento è pari a 23milioni di euro. E questo nonostante la popolazione di quella Regione sia di tre volte inferiore rispetto a quella siciliana.
Con il costo della vita in continuo aumento, una riduzione di oltre il 450% in appena dieci anni costituisce un’autentica mortificazione per chi ha sempre operato con saggezza, pulizia morale e rigore, aiutando intere generazioni di ragazzi a diventare uomini e trasmettendo i sani valori dello sport.
Ora, il taglio alle leggi 18 e 31. Tanti indizi che costituiscono, ormai, una prova certa: lo sport siciliano è un condannato a morte, in attesa di esecuzione.
Tanti sportivi e le loro famiglie, tuttavia, coltivano ancora una speranza: che le forze politiche possano comprendere la natura (sociale, formativa e culturale) del problema. E diano allo sport siciliano la possibilità di continuare a vivere.


