AONI: Scuola, università e valori sportivi nel panorama italiano

Lunedì 13 Giugno 2011

È un tema ad ampio spettro quello trattato, questa mattina, durante il secondo giorno della XXII sessione dell’Accademia Olimpica Nazionale Italiana al centro congressi dell’hotel-villaggio Città del mare a Terrasini, all’interno della XV edizione dei “Giochi delle isole”.

L’incontro, condotto dai membri del consiglio Aoni, Angela Teja e Gianfranco Carabelli, è stato introdotto da Rossella Frasca, professore ordinario di Storia dell’Educazione all’università de L'Aquila e vicepresidente di Aoni, che ha presentato una relazione dal titolo: “Canoni olimpici tra educazione fisica, sport e società: il ruolo dei laureati in scienze motorie”. «In particolare – racconta la Frasca – credo sia importante il concetto di gioco, ma anche l’importanza della Carta olimpica, per identificare quanto sia importante la regola nel campo sportivo. La regola è strumento di competizione, ma anche strumento sociale per stare insieme. Questo credo sia uno dei significati più alti delle attività ludico-sportive e ricreative, nel contesto del vivere insieme».

Alla tavola rotonda è intervenuto anche Marcello Marchioni, membro della Giunta nazionale Coni, con una relazione intitolata “Attività sportiva giovanile nel sistema sportivo italiano: Coni, Federazioni sportive, Discipline associate, enti di promozione, ecc”. «Le istituzioni sportive – ha detto – devono puntare la loro attenzione sui giochi. In Italia abbiamo almeno 800 ragazzi che potrebbero rappresentare l’eccellenza su tutti i fronti sportivi. Loro devono essere il nostro punto di riferimento per rendere grande e competitiva l’attività fisica in Italia».

Nel suo intervento sui valori e disvalori dell'olimpismo nelle scuole, Santino Mariano, Coordinatore di Educazione Fisica dell'Ufficio scolastico provinciale di Crotone, ha fatto un excursus storico su come questo argomento sia stato trattato nelle varie circolari ministeriali e negli ultimi due piani triennali. Ma se l'educazione e il fair play restano i valori da divulgare, la scuola deve rapportarsi anche con i disvalori dello sport che «non sono soltanto il doping e la violenza negli stadi ma sono anche la noia, l'apatia, la sedentarietà e la scarsa motivazione. Occorre quindi promuovere corretti stili di vita: attività motorie, alimentazione e prevenzione che possono apparire estranei ai valori dell'olimpismo ma la non accettazione di sé, il non avere un confronto leale e costruttivo con l'avversario, possono creare disagio giovanile. La filosofia olimpica aiuta quindi alla formazione dei cittadini attivi».

«Cosa volete fare da grandi?» è stata questa la provocazione lanciata agli studenti da Giuseppe Cindolo, Presidente della Federazione Italiana Educatori Fisici e Sportivi, che nel suo intervento, dopo un excursus storico sull'educazione fisica in Italia, ha esortato i giovani studenti delle facoltà di Scienze Motorie ad arrabbiarsi un po' per cambiare le cose. Al termine del suo intervento Cindolo ha invitato tre ragazzi dei presenti, al tavolo relatori, ha consegnato loro alcune medaglie celebrative del centenario dell'inserimento dell'educazione fisica nelle scuole e ha chiesto loro di consegnarle ai ai dirigenti presenti in sala.

Nel corso della tavola rotonda di questa mattina è emerso come molti laureati di scienze motorie, disoccupati, stiano comunque cercando di mettere in pratica ciò che hanno imparato, organizzando in tutto il territorio nazionale, dei corsi di educazione fisica per persone dai 55 anni in su. In Emilia Romagna, inoltre, con il progetto “Sport primo farmaco” organizzato dall'Università di Ferrara, si vuole raggiungere l'obiettivo di prevenire l'uso dei farmaci nella terza età, attraverso l'educazione fisica.

Al dibattito ha partecipato anche Antonio Lombardo, Presidente del Corso di Laurea di Scienze Motorie dell'Università di Tor Vergata di Roma, che ha lanciato tre proposte: «L'Italia – ha detto – è un Paese unico al mondo in quanto sistema sportivo, nel bene e nel male. Un sistema che è impiantato sul Coni, tant'è vero che non abbiamo un Ministero dello Sport in Italia. Il Coni si deve assumere, dunque, la responsabilità di dirigere tutta l'attività fisica del nostro Paese. Io propongo 3 cose molto semplici e complicate nello stesso tempo: entri nella scuola italiana l'associazionismo libero e le scuole diventino società sportive, al Coni accettino per i loro corsi solo i laureati in scienze motorie e lo Stato faccia una “legina” per cui nelle palestre e nei centri fitness operino come istruttori soltanto i laureati in scienze motorie».

Alla fine dell’incontro gli studenti hanno avviato un laboratorio per elaborare un documento sugli argomenti trattati stamani.


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